Il tempo complicato del lavoro
Cinzia Arena
da AVVENIRE

Orari pazzi, straordinari gratis. Il tempo complicato del lavoro.
Cinzia Arena (Avvenire 11 febbraio 2023)

Da uno studio che ha coinvolto 45mila dipendenti emergono una serie di contraddizioni. Il 16% non viene pagato per gli extra e sta al computer anche la sera e nel weekend.

Lavoro straordinario obbligatorio e gratuito, con impegni che sconfinano nel week-end e nelle ore notturne. Una sorta di “tassa” a carico del dipendente, paradossalmente più vessato anche tempi di smartworking. Sono preoccupanti i dati che emergono da uno studio dell’Inapp, l’istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche diffuso ieri. Il 60% dei lavoratori dipendenti fa gli straordinari ma in un caso su quattro, a conti fatti nel 15,9% dei casi, non riceve una retribuzione aggiuntiva. Uno su due è costretto a lavorare in orari definiti “antisociali”, ovvero la notte, il sabato e nei giorni festivi.
Secondo l’indagine Inapp Plus ( Participation, Labour, Unemployment Survey), che ha coinvolto 45mila individui dai 18 ai 74 anni ci sono ampie differenze di genere: fanno gli straordinari il 64,7% dei dipendenti uomini contro il 54,1% delle donne con motivazioni legate nella maggior parte dei casi (51,2%) a carichi di lavoro eccessivi e carenza di personale. Soltanto il 18,4% degli intervistati dichiara di farli per guadagnare di più. C’è poi un 8,1% che afferma di non potersi rifiutare. L’indagine sottolinea che il 18,6% dei dipendenti lavora sia di notte che nei festivi (circa 3,2 milioni di persone), il 9,1% anche il sabato e i festivi (ma non la notte), mentre il 19,3% anche la notte (ma non di sabato o festivi). Gli uomini sperimentano di sia il solo lavoro notturno, sia quello nei festivi, le donne invece sono impegnate più il sabato o nei festivi.
«Spesso la domanda di lavoro richiede disponibilità che confliggono con le esigenze di vita – sottolinea il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda –. È vero che per alcuni settori economici, come il commercio o la sanità, e per alcune professioni, come quelle dei servizi, il lavoro notturno o nei festivi è connaturato alla natura della prestazione, ma è anche vero che questa modalità sembra diffondersi anche dove non è strettamente necessaria. È urgente avviare una seria riflessione sull’organizzazione e articolazione del tempo di lavoro, ma anche sulla sua quantità e distribuzione».
Dall’indagine emerge infatti come il part-time involontario, che riguarda circa 900mila persone in Italia, coincida spesso con orari di lavoro scomodi, quasi esclusivamente nel weekend e di sera, senza considerare i tanti lavoratori autonomi i cui tempi sono dettati dalle esigenze dei clienti.
La sottoccupazione è un fenomeno che colpisce soprattutto le donne, i lavoratori senza diploma e quelli impiegati in aziende di piccole piccolissime dimensioni.
Sempre secondo il Rapporto, “una certa rigidità si registra anche sul fronte dei permessi”: il 21,3% degli occupati (circa 4,7 milioni) dichiara di non poter o non volere prendere permessi per motivi personali, il 54,8% può prenderli e il restante 23,9% può modulare l’impegno lavorativo. Gli uomini hanno una maggiore autonomia, mentre le donne subiscono maggiori pressioni.
« Mentre altrove si discute e si avviano sperimentazioni di orario ridotto o settimana corta – puntualizza Fadda in Italia restano da superare vecchi modelli che incidono pesantemente sui tempi di vita. Il mondo del lavoro è sempre più digitale, veloce, in costante evoluzione ma per gran parte dei lavoratori tradizionali restano ancora tanti problemi irrisolti sul piano della distribuzione degli orari di lavoro ». L’indagine Inapp evidenzia la necessità di soluzioni organizzative equilibrate in termini di turnazioni e di alleggerimento dei vincoli di orario che consentano un bilanciamento sostenibile tra lavoro e vita privata.

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