Prima che di pane eucaristico o eterno qui sembra trattarsi di pane quotidiano. Ma dentro a questo benedire, spezzare e distribuire Matteo nasconde il memoriale della Cena pasquale.
Liturgia
Paolo aveva scritto: «Tutte queste cose che prima avevano per me un grande valore, ora che ho conosciuto Cristo, le ritengo da buttar via».
Il problema della chiesa primitiva: erano presenti santi e peccatori, giusti ed eretici. Come oggi. Chi ci dà il titolo di togliere speranza di conversione?
Inizia con questa domenica, e per tutto il mese di luglio, il “discorso in parabole” del cap. 13 del vangelo di Matteo.
Sono felice («Ti benedico, Padre») per Lui, Dio Padre-Madre, che si china sui suoi piccoli e sono felice per loro («Beati voi»), che sentono la sua carezza materna, il suo forte abbraccio paterno, i suoi sussurri rivelanti storie che fanno sgranare occhi stupiti e tranquillizzano animi inquieti e vite agitate.
Dunque a chi viene chiesta la radicalità del Vangelo di oggi?
Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini(Evangelii gaudium, 183)
una Chiesa «abitata da persone che faranno uscire il laicato dall’essere semplice collaboratore dell’apostolato gerarchico per diventare corresponsabile di una comune passione evangelica».
E’ una festa che duplica la solenne celebrazione del Giovedì santo. Quando io sarò Papa la eliminerò. Ma per ora, visto che c’è, ne visiterò il significato concentrandomi su tre verbi: ricordare, mangiare insieme, vivere.
Oggi faccio mia, sempre più spesso, la preghiera del profeta Isaia: «Veramente tu sei un Dio nascosto [misterioso]» (Is 45,15).


