Giovanni ricorre al verbo più importante della vita spirituale: essere-in. Non solo essere accanto, presso, vicino, ma essere-in. Dentro, immersi, uniti.
Liturgia
La liturgia porta a chiederci non «dov’é Gesù?», ma «dove sta andando?». Non «dove possiamo trovarlo?», ma «dove ci porta?».
«Sei il mio pastore». Non sfuggo la domanda: «Chi guida o anima veramente la mia vita?». La domanda non è solo per i mistici. Quale autorevolezza ha Gesù nella mia esistenza, nel determinare i miei sentieri? Come si esprime la sua leadership sui nostri regimi di vita ecclesiali?
La strada, cioè il cammino quotidiano dentro i fatti e in compagnia delle persone, per molti anni mi hanno cambiato la vita.
Tommaso detto Didimo (Gemello) potrebbe essere il gemello mio e della mia incredulità.
«Il Regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti»
I racconti evangelici della passione/resurrezione sono un Vangelo nel Vangelo, un finale sinfonico che ci fa capire tutta la melodia precedente, una lente interpretativa con cui capire parole e fatti accaduti prima.
Il nostro Credo (Symbolum niceno) non dice “credo” nella risurrezione dei morti, ma “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. La aspetto, la spero.
La guarigione del cieco nato é narrato come una liturgia e come atto ecclesiale. E’ facile riconoscervi un modello di itinerario catecumenale così com’era praticato delle primitive comunità cristiane.
Storie di sete, di desideri più profondi.


