RELAZIONE QUINQUENNALE
Commissione CEI problemi sociali e del lavoro

Relazione finale della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.
Quinquennio 2015 – 2020

  1. Questa Commissione ha cominciato il suo mandato approfondendo la sua natura, le sue funzioni, gli ambiti della sua competenza. A partire da quanto è detto nel regolamento si è riflettuto sul compito primario di questa commissione di essere un servizio a tutta l’Assemblea dei vescovi come supporto all’evangelizzazione in campo sociale. E questo sia come riflessione sulla dimensione sociale dell’evangelizzazione, formula usata da papa Francesco come titolo del cap. IV della Evangelii Gaudium (24 novembre 2013), sia come aiuto ad un discernimento dinanzi alle situazioni concrete che si verificano nella nostra società. Questo ausilio ai vescovi non è immediatamente di natura sociologica o politica, ma declina i fondamenti, teologici, culturali, morali dell’azione pastorale nell’ impatto con le circostanze storiche in cui si svolge la vita della società. La Commissione cerca poi di ausiliare i vescovi nel loro compito educativo particolarmente nella formazione di un laicato maturo che da il proprio contributo alla vita sociale. Questa funzione esige un raccordo con altre Commissioni e particolarmente con quella del laicato, dell’educazione, della cultura e comunicazioni sociali, del servizio per la carità e la salute. In questo senso c’è stata una specifica riunione comune insieme alla Commissione del laicato e della carità e salute. Sembra opportuno un raccordo più sistematico. Ci siamo interrogati sul tema di fondo che riguarda un giudizio sulla presenza della Chiesa nella società. Ciò ha portato ad una riflessione sulla natura stessa dell’evangelizzazione e della modalità in cui è vissuta nelle nostre Chiese locali. Si è più volte confermato nel corso di questi cinque anni che l’attenzione alla dimensione sociale dell’evangelizzazione è un aspetto carente della nostra esperienza ecclesiale; liturgia, catechesi, clero e vita consacrata, famiglia, occupano il centro delle attenzioni. Con tutti gli sforzi fatto su questo punto c’è un lungo cammino da fare. Nel corso del quinquennio la stessa problematica educativa ha visto un calo di attenzione, mentre la tematica del lavoro si è sviluppata grazie al lavoro preparatorio della Settimana Sociale dei cattolici italiani di Cagliari. Grazie all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, si è cominciato a porre a tema la questione ambientale.
  1. In questo contesto più volte è tornata l’esigenza di una formazione socio-politica delle nostre comunità ecclesiali già sorte nel passato. Esse si erano sviluppate abbastanza a partire dagli anni 70 e poi hanno avuto un calo progressivo. Attualmente, lavorando in questo come su tutti gli altri aspetti dei problemi sociali con l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, si è fatto un censimento e risultano attive 42 Scuole di formazione all’impegno socio-politico di cui 39 diocesane. I temi trattati sono la Dottrina Sociale della Chiesa, il lavoro, l’economia, la politica, la democrazia e l’immigrazione. Altri temi ricorrenti: la Laudato si’, l’Europa, il bene comune, la città, i giovani, la povertà, la dignità della persona, la comunicazione, la Costituzione. Come metodologia: si va da lezioni frontali a laboratori. A volte si tratta di una serie di conferenze, altre volte di seminari. Per questo c’è una varietà di diciture: Scuola di formazione socio-politica, Scuola di DSC, Scuola di cittadinanza e partecipazione, Laboratori di etica civile, Corsi di formazione. In genere sono rivolti a tutti. La frequenza è varia: mensile, momenti di full immersion, ma anche periodici a seconda delle differenti iniziative diocesane. Ci sono anche esperienze significative promosse da personalità di rilievo come da associazioni e movimenti. È chiaro che tutti gli ISSR e le Facoltà teologiche hanno corsi di DSC. L’Università Cattolica prevede tra le proposte un Corso post laurea sulla DSC. In sintesi c’è una buona mole di lavoro, anche se la tematica sociale e ambientale non è inserita nel percorso educativo della preparazione ai sacramenti e della catechesi. La Commissione osserva che in questo campo c’è un grande lavoro da fare.
  1. L’Ufficio Nazionale per i problemi sociali in un Seminario ha preparato un documento su: “Identità e missione del presbitero in servizio pastorale nelle aggregazioni di laici impegnati nel sociale” che ha coinvolto i direttori degli Uffici e le Commissioni diocesane e regionali per i problemi sociali in una proficua riflessione. I referenti regionali e diocesani si sono, varie volte all’anno, impegnati in Corsi e Seminari formativi sui problemi sociali e ultimamente su quelli ambientali partecipando con grande impegno ed entusiasmo. Il lavoro fatto è poi riportato nelle regioni e nelle varie diocesi. E qui la sfida si fa dura perché la pastorale sociale normalmente non ha il peso dovuto nelle diocesi e parrocchie. Il documento sull’azione dei presbiteri in campo sociale è stato consegnato alla Presidenza della CEI. Cogliamo l’occasione per ringraziare l’assidua collaborazione di questa Commissione con i Direttori dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro prima mons. Fabiano Longoni e ora don Bruno Bignami.
  1. Più volte la Commissione è tornata ad approfondire riflessioni e giudizi sulla situazione socio-politica italiana e sul come questo coinvolgeva e provocava la nostra azione pastorale. Si è messo in rilievo il fatto che l’esperienza ecclesiale vissuta dal popolo di Dio e dai Pastori è il presupposto e l’anima dell’azione sociale, economica e politica della Chiesa. Abbiamo riaffermato che la passione sociale è un aspetto della passione missionaria che si esprime oltre che nell’annuncio esplicito del Vangelo, nella pratica della carità ed anche nell’azione per render più umane le strutture sociali economiche e politiche della nostra società. Dalla fede nasce una nuova umanità che si sviluppa anche nell’azione socio-politica, anche se non in maniera meccanica, grazie alla presenza dei fedeli laici che vivono nei vari ambienti dalla società. Da questo presupposto la Commissione, in vari incontri, ha affrontato il tema della “Presenza dei Cattolici in Politica” anche grazie ai vari interventi in questo senso del Santo Padre che invitava i cattolici a non stare al balcone, ma a scendere in piazza. Non sono mancati gli excursus storici che mettevano in evidenza il passaggio dalla diaspora alla insignificanza dei cattolici in politica. Tale discussione si è approfondita anche in seguito ad una serie di incontri avvenuti in occasione della celebrazione del centenario dell’“Appello ai liberi e forti” di don Sturzo (1919). Si è convenuto che non è più tempo di un Partito dei cattolici, ma, al tempo stesso si è vista la necessità di un soggetto politico che riunisca un’area di ispirazione cattolica, attualmente frammentata, che dialoga con tutti, riprendendo il metodo che ha dato origine alla Costituzione italiana. Nell’attuale frammentazione dei cattolici presenti in parlamento si nota una debolezza di presenza profetica sia sui temi etici che su quelli sociali e ambientali. Si avverte l’urgenza di un soggetto e quindi di un progetto che partendo dalla Dottrina Sociale della Chiesa sappia dare attuazione al mandato costituzionale del primato della persona sullo stato, della libertà come salvaguardia della socialità, del lavoro legato ad un progetto di sviluppo che non abbia come fine la massimizzazione dei profitti, ma il bene delle persone e il bene comune. Che garantisca un’attenzione specifica ai più poveri, compresi i giovani che sono costretti emigrare. E che promuova uno sviluppo sia compatibile con la sostenibilità ambientale. Punto ineliminabile di tale progetto è il richiamo alla costruzione della pace sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo osservato che è diffusa in campo ecclesiale un’esigenza di approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa per non sottostare alla logica del dominio di un paradigma tecnocratico che si impone non solo a livello economico, ma anche culturale e che invade tutti i campi della vita. Tale paradigma si è trovato profondamente in crisi con la diffusione di questa pandemia e della diffusione di un virus che pone in scacco la pretesa di un dominio della realtà e lascia le persone a mercé della paura, del disagio sociale e della speranza nel futuro. Di fronte alla varietà dei problemi posti dalla condizione culturale e sociale in cui viviamo da più parti si è avanzata la proposta di costituire un gruppo di riferimento che condivida un orizzonte culturale, un preciso impegno etico ed educativo con una attenzione pratica e un respiro sociale dinanzi alle attese della gente cui non è stata ancora data risposta. In vista di tale obiettivo la Commissione ha più volte in questi anni invocato la costituzione nella CEI di un “laboratorio di riflessione e di giudizio sulla situazione sociale e politica della Chiesa”. Si tratterebbe di un osservatorio promosso e costituito dalla Commissione CEI per i problemi sociali, dal Comitato per le Settimane Sociali e aperto ad altri contributi di riflessione e di azione sulle questioni sociali e politiche. L’impatto delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 con un profondo cambiamento della rappresentanza politica ha reso più urgente la costituzione di tale gruppo di riferimento. La Commissione ha affrontato la questione in varie circostanze anche chiamando esperti e analizzando le varie proposte di aggregazione del mondo cattolico in politica già esistenti sul territorio. Ne citiamo solo alcune come Politica insieme, Demos, LabOra, Connessioni, Esserci, ecc. Ci troviamo ancora dinanzi ad una grande incertezza con vari cantieri aperti.
  1. La Commissione si è anche varie volte unita al Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali per preparare la Settimana Sociale di Cagliari che si è realizzata dal 26 al 29 ottobre del 2017 con il tema: Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale” e sta accompagnando il lavoro preparatorio per la prossima Settimana Sociale che si terrà a Taranto nel prossimo anno col tema: Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso. Essendo le tematiche delle Settimane direttamente legate al lavoro della Commissione se ne è, condiviso il programma, la preparazione con riunioni specifiche offrendo puntuali contributi. Poi dopo la realizzazione della Settimana di Cagliari se ne è valutato l’esito e le proposte. Sulla Settimana Sociale di Taranto lo scoppio della pandemia sta chiedendo uno spostamento della data dell’evento che, con buona probabilità, dal febbraio andrà a compiersi nell’autunno sempre del 2021. Sui Lineamenta di questa prossima Settimana Sociale si è fatta una riunione proficua vista l’urgenza della questione ambientale che è uno dei problemi più scottanti dell’attualità. La guida di tutti i lavori è costituita dalla Laudato si’ che con la proposta della “ecologia integrale” riprende il ricco patrimonio della “teologia della creazione” ponendo in evidenza la correlazione che esiste tra antropologia e cura della casa comune, ecologia ed economia, grido della terra e grido dei poveri. La tesi di fondo si muove da uno sguardo contemplativo tipico di San Francesco d’Assisi che permette di sviluppare una visione della vita che aiuti a preservare la sopravvivenza del Pianeta. Questo comporta una conversione culturale che promuova nuovi di stili di vita e svolga un’azione profetica in vista di un modello di sviluppo che non ponga al centro l’accumulazione del profitto, ma la dignità dei vari gruppi sociali e la cura della casa comune. Nella Settimana sociale di Taranto si mostreranno varie buone pratiche di aziende, private e pubbliche che mostrano come una sostenibilità ambientale non solo si può coniugare, ma anche giova anche alla sostenibilità economica. Tutto questo comporta una inversione di rotta in cui la visione cristiana della vita gioca un ruolo essenziale.
  1. Compito della Commissione è stato anche quello di preparare i messaggi annuali dei vescovi per la Festa del 1° maggio, per la Giornata del Creato e per la Giornata del Ringraziamento. Questo è stato fatto con competenza, assiduità e cura mettendo sempre in evidenza la nostra preoccupazione pastorale di Vescovi senza limitarci al puro momento socio-analitico e all’impegno socio-ambientale. Altro compito della Commissione è quello di preparare insieme all’Ufficio Nazionale per i problemi sociali la Marcia per la Pace che si svolge ogni anno il 31 dicembre. Questa è una iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Diocesi ospitante, Pax Christi, la Caritas e l’Azione Cattolica. In realtà chi ha partecipato insieme alle Diocesi ospitanti è stata la CEI (il presidente di questa Commissione ha partecipato a tutte le cinque edizioni) e Pax Christi, mentre la partecipazione della AC e della Caritas è andata scemando negli ultimi anni. Se tali assenze si dovessero confermare si impone la domanda se non sia opportuno rivedere l’iniziativa verificando intenzioni e disponibilità. Altra questione è stata suscitata dal desiderio di sintonizzare il messaggio della Marcia con il messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale della pace del 1° gennaio. Il contenuto di tale messaggio però non sempre è reso noto in tempo. Sarebbe necessario che il tema fosse dato per lo meno entro il mese di ottobre, altrimenti non si possono preparare i sussidi alla Marcia. Una soluzione sarebbe quella che, quando il messaggio papale tardasse a venire, si scelga necessariamente un altro tema. La Commissione sente l’esigenza che il gesto abbia più enfasi e che la celebrazione di questo momento, non si polverizzasse in tante iniziative diocesane concomitanti, ma ci si orientasse in un gesto nazionale di grande rilievo. Vista l’importanza fondamentale del tema della pace sarebbe opportuna una adeguata risonanza della Marcia presso l’opinione pubblica, sintonizzandosi, per quanto è possibile, con il messaggio del Santo Padre.
  1. La Commissione accompagna lo sviluppo del Progetto Policoro che ha celebrato i suoi 25 anni di vita e che è diffuso particolarmente nelle regioni del Sud. Promosso dall’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e lavoro della CEI, dal Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e dalla Caritas Italiana, il Progetto Policoro continua a svolgere la sua missione “per affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile in un’ottica di sussidiarietà, solidarietà e legalità, secondo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa”. La nostra Commissione ne segue le attività formative rivolte particolarmente agli “Animatori di Comunità” che svolgono il loro servizio presso le proprie diocesi. In generale nelle regioni del Sud svolge un buon lavoro ben organizzato e riceve il sostegno dei vescovi e delle comunità cristiane che conoscono il Progetto. In alcune diocesi del Nord ci sono delle resistenze in ambito ecclesiastico anche perché le finalità del Progetto Policoro sono portate avanti da altri soggetti ecclesiali che pongono in atto iniziative similari. L’orientamento della Commissione è quello di valorizzare le varie forme che cercano di rispondere al disagio giovanile con un’attenzione particolare a quelle generate direttamente dalla CEI come il Progetto Policoro.
  2.  In conclusione la Commissione ha svolto in questo periodo una funzione di sostegno all’opera evangelizzatrice della Chiesa in campo sociale e politico. Il lavoro della Commissione è rifluito direttamente nel Consiglio Permanente della CEI dove sono state riportati i giudizi e le sollecitazioni operative di quanto si è discusso negli incontri di Commissione. In particolare la tematica del lavoro, partendo dall’attenzione ai volti concreti e dai disagi dei lavoratori e ancor più di tanti giovani che sono costretti ad emigrare per mancanza di lavoro, è costantemente risonata nel Consiglio Permanente. Come anche il valore dell’impresa e della necessità di un nuovo modello di sviluppo, insieme ad una adeguata riflessione sulla sostenibilità socio-ambientale. Non si è trattato solo di riferimenti teorici, ma anche di presentazione di buone pratiche proposte aquinquennalella riflessione e al giudizio dei vescovi che poi in modo sistematico, sono state presentate alla Settimana Sociale di Cagliari. Ricordo che c’è sempre stata un’attenta recezione delle nostre tematiche e della prospettiva globale del nostro lavoro. Ci muove infatti la passione che nasce dalla fede e che tende ad investire la nostra società, ascoltando i suoi drammi e aprendo cammini di speranza evangelica. Il magistero sociale di Papa Francesco ci ha accompagnato in tutto il cammino e ci è stato un riferimento costante aprendo nuovi orizzonti all’ azione pastorale. Ci ha illuminato l’origine evangelica della passione per i poveri e l’acuta sensibilità socio-ambientale del Pontefice. E oggi, giorno del centenario della Nascita di San Giovanni Paolo II, non possiamo non ricordarlo anche come autore di Encicliche sociali di grande rilievo.

Infine le nostre riunioni sono state ben partecipate e si sono svolte in un clima di ascolto delle diverse posizioni anche quando rappresentavano prospettive divergenti. C’è stato un arricchimento reciproco in un clima positivo di servizio ai Vescovi e alla Chiesa italiana.

Grazie a tutti voi per il contributo e l’assidua partecipazione.

Taranto, 18 maggio 2020

+ Filippo Santoro Arcivescovo di Taranto, Presidente della Commissione

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