È difficile liberarci da accessori leggendari di questa festa per entrare nell’omelia dell’evangelista. La leggenda coccola gli appetiti fantastici, la profezia li turba.
Liturgia
Nella prima lettura è Dio che benedice l’uomo. Nella seconda lettura è l’uomo che benedice Dio, gridando a Lui: “Abbà!”. Nel Vangelo sono i pastori che, tornando da Betlemme benedicono Dio per tutto ciò che hanno visto e udito. A capodanno chiediamo a Dio la sua benedizione, in modo speciale.
C’è qualcosa di Dio in ogni uomo, ci sono un po’ di santità e molta luce in ogni vita. L’incarnazione non è finita, Dio «accade» ancora nella carne della vita, accade nella concretezza dei miei gesti, abita i miei occhi perché sappiano guardare con bontà e con profondità. Abita le mie parole perché abbiano luce. Abita le mie mani perché si aprano a dare pace, ad asciugare lacrime, a spezzare ingiustizie. E se tu devi piangere, anche lui imparerà a piangere; e se tu devi morire, anche lui conoscerà la morte.
Di chi e di cosa meravigliarsi in questa liturgia? Dove il Signore “ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”? Chi fra noi sente la coscienza personale di essere “consacrato” per essere voce di una Parola, sandalo di un Messia, dito di una direzione?
Non amo una chiesa lagnosa che piange sul proprio ombelico purulento né quella che gufa su problemi e moralizza su disgrazie, tuona da pulpiti su cuori già devastati e gambe infiacchite e piedi sanguinanti. Preferisco i profeti che danno il buongiorno all’aurora , anche se, come il gallo di Pietro, mi ricordano il mio tradimento notturno.
Oggi c’è chi nutre ancora attese significative di giustizia e santità ma, a causa della dilazione e dei ritardi, rischia di entrare nella massa di chi non attende più nulla. E mi scopro fra questi.
«A poco a poco capiremo che il cristianesimo non è un’ideologia che aspira ad essere imposta con la forza dello Stato. I mezzi del potere sono estranei al cristianesimo che sarà sempre più un fermento, una luce, una profezia, un esempio che non impone nulla e si presenta nell’umiltà»
I talenti sono le Parole del Signore affidate ai discepoli perché le custodiscano, certo, ma soprattutto le rendano fruttuose nella loro vita, le mettano in pratica fino a seminarle copiosamente nella terra che è il mondo.
Un colpo di sonno al volante è drammatico. Una distrazione in stazione mi fa perdere l’ultimo treno del giorno. L’occasione opportuna passa e va; come il kairòs, direbbe la Bibbia, è un tempo in cui qualcosa di speciale accade e che io devo acchiappare al volo.
La parola di Dio brucia le labbra se pronunciata senza che sia vissuta.


