I talenti sono le Parole del Signore affidate ai discepoli perché le custodiscano, certo, ma soprattutto le rendano fruttuose nella loro vita, le mettano in pratica fino a seminarle copiosamente nella terra che è il mondo.
Liturgia
Un colpo di sonno al volante è drammatico. Una distrazione in stazione mi fa perdere l’ultimo treno del giorno. L’occasione opportuna passa e va; come il kairòs, direbbe la Bibbia, è un tempo in cui qualcosa di speciale accade e che io devo acchiappare al volo.
La parola di Dio brucia le labbra se pronunciata senza che sia vissuta.
La minaccia vera che sibila o striscia nelle nostre assemblee liturgiche è l’indifferenza più che l’odio. L’indifferenza è per l’anima ciò che la muffa è per le cose.
Nella risposta di Gesù ci accorgiamo che vuol parlare di un’altra moneta con un’altra immagine: noi stessi siamo la moneta di Dio. Nell’uomo è incisa infatti l’immagine del Creatore: «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Gen. 1,26-27). È lui, l’uomo, la vera moneta da restituire a Dio.
L’Eucaristia domenicale langue. E’ esangue, spremuta dalle turbolenze del menage familiare con figli da accudire, abiti da lavare e stirare e pulizie di casa, total-spesa al supermarket per la settimana. Povera eucaristia spremuta nel torchio della deregulation di ore lavorative in caduta libera, turni del marito che incrociano quelli della moglie, nonni da accudire, qualche ora di sonno in più da risicare, amici da ritrovare. Giorno, quello domenicale, che accumula su di sé tutte le maledizioni e le benedizioni dei giorni.
Mi ha sempre impressionato il fatto che delle ferventi comunità dei primi secoli, fondate da apostoli e martiri, resta solo la loro preistoria. Che cosa sarà delle nostre parrocchie fra qualche secolo? Resteremo reperti archeologici e territori da rievangelizzare?
persiste lo strappo tra consenso e partecipazione, tra culto e vita, tra declamazioni del Credo ed etica quotidiana, tra utenza religiosa e partecipazione corresponsabile alla comunità di appartenenza.
…mormoravano contro il padrone… Mi sono accorto solo ora, alla mia veneranda età, di non aver mai perdonato Dio, di non avergliene lasciata passare una. Sono stato un imperdonabile brontolone.
70 x 7 = 490 volte. Alla vendetta viene contrapposto un perdono sproporzionato.


