Un viaggio di fuga dalla chiesa, una sosta nella osteriaccia di Emmaus, un eccitato viaggio di ritorno alla chiesa. Praticamente è la mappa del mio cammino: incontro, riconoscimento, annuncio. Praticamente è un Cantico sulla Domenica, un Poema sull’Eucaristia, una catechesi affascinante sui sentieri pasquali di fede borderline.
Liturgia
Dall’utero della Pasqua nasce una chiesa così…
Parlerò dunque del lievito come chiave interpretativa della Pasqua di Gesù e della Chiesa.
Prendere, spezzare, distribuire, dare: sono i verbi eucaristici lasciati da Gesù in eredità a noi. Gesù vuole che moltiplichiamo quei verbi anche nella nostra vita quotidiana.
Il nostro Symbolum (il Credo Niceno) non dice “credo” nella risurrezione dei morti, ma “aspetto” la risurrezione dei morti. Sono pochi a crederci, ma molti a sperarla. La spera chi è stato ferito a morte da un’improvvisa scomparsa di un familiare che era carne della sua carne, la aspetta chi è sfinito dalle velenose porzioni di morti sul lavoro e stragi di piazza o dei Caini di casa, la spera chi vede i giorni rosicchiati dalla malattia o accelerati dalla vecchiaia. Molti la sperano con occhi accecati dalle lacrime, molti con occhi chiusi sul barato della preghiera, molti mormorando un dolce o amaro rimprovero al Padre del Crocifisso.
Cieco dalla nascita. Nervo ottico inesistente, compromesso irreparabilmente. Così sono io, vedente e non-vedente nello stesso tempo.
Il pozzo è scavato dentro di me. Resta da domandarmi se a Dio non riesca più facile spaccare la roccia e farvi zampillare l’acqua o aprirsi un varco nel mio cuore.
Gesù, nella sua umanità quotidiana e debilitata, è il luogo scelto da Dio per rivelarsi, come anticamente aveva scelto un cespuglio da cui rivelarsi a Mosè: “Il Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto che non si consumava” (Esodo 3). L’albero della croce non poteva che appartenere alla discendenza evoluta di quel cespuglio di migliaia di anni prima.
Non si può parlare evangelicamente del peccato stando lontani dall’Ultima Cena, dalla croce, dal mattino di quel primo giorno dopo il sabato o della Pentecoste. Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito Santo e dopo il battesimo. C’é un modo cristiano di parlare del peccato. E c’é un modo ateo: un modo che si basa su valutazioni della maggioranza o da moralismi che sono più tradizioni di uomini che volontà di Dio.
«S» come Straordinario: «E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?». La vocazione del cristiano è una vocazione, a ciò che è insolito, niente affatto normale, allo straordinario. Siamo chiamati a non seguire l’andazzo comune, a superare abbondantemente le misure del buon senso e del calcolo giudizioso. Una vertiginosa chiamata ad andare oltre il possibile.


