la domanda che mi intriga maggiormente è: domenica celebreremo la festa del matrimonio cattolico uno e indissolubile oppure il Signore ci sta portando a più ampi orizzonti?
Liturgia
L’atteggiamento settario ed esclusivista è presente non solo nelle esperienze religiose, ma anche nel sindacato, nei partiti, nel volontariato: meschinità, faziosità, intolleranza, supponenza, aggressività risparmiano pochi di noi. Anche l’atteggiamento missionario-colonialistico nasce dalla supponenza di essere noi i buoni e gli altri i bisognosi di conversione. Oggi sono tempi di fondamentalismo, non solo da parte musulmana.
«L’autorità è servizio, diakonìa!»: sacrosanto principio che si è corrotto in banalità per giustificarsi, illudersi, approfittare, tagliar corto, mozzare lingue, normalizzare, gestire dissensi, sfidare volontà di Dio e di uomini. «Lo faccio per il tuo bene!»: altrettanto lagnosa autodifesa di padri-padroni, madri-utero, preti-salvamondo, insegnanti-strizzacervelli, dittatori-messia, padroni-padrini. Praticamente empi sotto mentite spoglie.
Una croce ridotta ad appendiabiti. Anche Pietro, a mio nome, ha voluto fare di Gesù l’attaccapanni delle sue e mie buone opinioni borghesi guadagnandosi un esorcismo «Torna dietro a me, Satana!». Già! Quale paradossale attributo confiderò domenica al Signore, senza mettere a repentaglio la mia ortodossia e senza compromettere troppo le mie ovvietà religiose ed esistenziali?
Nella cloaca massima delle nostre società-chiese i poveri restano ancora più poveri e gli oppressi non giungono a nutrirsi neppure delle briciole che cadono dalla mia aristocratica scrivania. I teologi della liberazione oggi scrivono poco, si incontrano raramente, sono sempre meno e quando si riuniscono non rilasciano dichiarazioni: si percepisce lo spessore eloquente del loro silenzio. Forse non é più tempo di denunce profetiche, per lasciar spazio al silenzio “sapienziale” che parli più con i fatti e la testimonianza che con le parole?
Cristo irrompe come diversità amica tra altre diversità: pubblici peccatori, prostitute, omosessuali, preti sposati, coppie di fatto, ROM, musulmani, buddisti, induisti, ebrei, miscredenti. E chi più ne ha più ne metta; c’è ancora posto nel nucleo e nelle periferie di un cattolicesimo nato, esso stesso, come diversità fastidiosa, eretica, illegale e trasgressiva, ma sempre tentato di diventare una melassa di dogmatismi e legalismi. Anche la storia della nostra fede personale è una storia di ordinario pendolarismo tra la fedeltà alle dinamiche azioni dello Spirito e il bisogno gratificante di essere imbrigliati in verità, riti e precetti garantisti.
Gesù non pratica sconti, non indora la pillola, non scende a compromessi, chiede di scegliere.
E comunque ci vuole un bel coraggio a cantare il Salmo di Maria: “il Signore ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi”. Tutti verbi al passato, come se lei (io e te) narrasse eventi visti con i propri occhi. Personalmente avrei preferito verbi al futuro, promesse da attendere, speranze da scrutare. Beata Lei che ha già visto e ha già sentito sulla sua carne ciò che a noi tocca sperare con i sogni e gli impegni.
L’incredulità attorno a Gesù si manifesta, ieri e oggi, come mormorazione per il fatto che Dio non si presenta come vorremmo noi.
Può capitare nei matrimoni aristocratici: lei trentenne si “innamora” di un ottantenne e si sposano; con un occhio a villa principesca e yacht lussuosissimo più che per afflato amoroso. Ma capita anche a noi, comuni mortali di essere grati di un dono ma sfuggenti nell’abbraccio al donatore. Anche con Dio. Il proliferare, in certi settori ecclesiali, di pratiche affini alla magia per conseguire guarigioni e assicurarsi il favore del Signore, prova che l’equivoco sul pane che Gesù offre è sempre attuale.


