Alla scuola del capitolo 10 di Marco, in queste domeniche, mi sono chiesto se davvero sono discepolo o manichino da esposizione, se siamo credenti o cattolici anagrafici e domenicali, se abbiamo perso per strada l’illuminazione originaria e quel po’ di radicalismo che Gesù ha offerto e chiesto nei rapporti familiari, nell’uso dei beni e nei rapporti sociali. O forse hai nostalgia, come me, di tornare ad essere catecumeno perchè ti stai chiedendo: ma il mio credere, che è ?
Liturgia
Sul mio diario segreto, ermeticamente vigilato da un’impronunciabile password, campeggia il titolo «Quando sarò Papa». A pagina due annoto: «Fare ingresso solenne sul dorso di un asino». E’ un sogno un po’ kitsch per ricordarmi che non sarei mai un evangelico Papa se non ricomincio da capo ogni giorno a entrare nei rapporti in punta di zoccoli d’asino. L’asino fu cavalcatura da servo, per sentieri umili, a differenza del cavallo che portò gli aristocratici lombi del potere e della guerra.
Capitalizzo in banca perchè non mi fido del Welfare State né di chi mi raccoglierà rincoglionito da solitudine e vecchiaia malata. «Uomo di poca fede, pagano!» mi direbbe Gesù se conoscesse i miei dubbi metodici su un misterioso Padre che promette un occhio di riguardo a passeri, gigli e uomini nudi: «Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani non c’è più, non farà assai più per voi, gente di poca fede?». Stando al vangelo di oggi, mi trovo ad essere un perfetto esemplare di involuzione della specie, ammesso che abbia ragione il salmo 49 «l’uomo nel benessere non comprende, è come un animale».
la domanda che mi intriga maggiormente è: domenica celebreremo la festa del matrimonio cattolico uno e indissolubile oppure il Signore ci sta portando a più ampi orizzonti?
L’atteggiamento settario ed esclusivista è presente non solo nelle esperienze religiose, ma anche nel sindacato, nei partiti, nel volontariato: meschinità, faziosità, intolleranza, supponenza, aggressività risparmiano pochi di noi. Anche l’atteggiamento missionario-colonialistico nasce dalla supponenza di essere noi i buoni e gli altri i bisognosi di conversione. Oggi sono tempi di fondamentalismo, non solo da parte musulmana.
«L’autorità è servizio, diakonìa!»: sacrosanto principio che si è corrotto in banalità per giustificarsi, illudersi, approfittare, tagliar corto, mozzare lingue, normalizzare, gestire dissensi, sfidare volontà di Dio e di uomini. «Lo faccio per il tuo bene!»: altrettanto lagnosa autodifesa di padri-padroni, madri-utero, preti-salvamondo, insegnanti-strizzacervelli, dittatori-messia, padroni-padrini. Praticamente empi sotto mentite spoglie.
Una croce ridotta ad appendiabiti. Anche Pietro, a mio nome, ha voluto fare di Gesù l’attaccapanni delle sue e mie buone opinioni borghesi guadagnandosi un esorcismo «Torna dietro a me, Satana!». Già! Quale paradossale attributo confiderò domenica al Signore, senza mettere a repentaglio la mia ortodossia e senza compromettere troppo le mie ovvietà religiose ed esistenziali?
Nella cloaca massima delle nostre società-chiese i poveri restano ancora più poveri e gli oppressi non giungono a nutrirsi neppure delle briciole che cadono dalla mia aristocratica scrivania. I teologi della liberazione oggi scrivono poco, si incontrano raramente, sono sempre meno e quando si riuniscono non rilasciano dichiarazioni: si percepisce lo spessore eloquente del loro silenzio. Forse non é più tempo di denunce profetiche, per lasciar spazio al silenzio “sapienziale” che parli più con i fatti e la testimonianza che con le parole?
Cristo irrompe come diversità amica tra altre diversità: pubblici peccatori, prostitute, omosessuali, preti sposati, coppie di fatto, ROM, musulmani, buddisti, induisti, ebrei, miscredenti. E chi più ne ha più ne metta; c’è ancora posto nel nucleo e nelle periferie di un cattolicesimo nato, esso stesso, come diversità fastidiosa, eretica, illegale e trasgressiva, ma sempre tentato di diventare una melassa di dogmatismi e legalismi. Anche la storia della nostra fede personale è una storia di ordinario pendolarismo tra la fedeltà alle dinamiche azioni dello Spirito e il bisogno gratificante di essere imbrigliati in verità, riti e precetti garantisti.
Gesù non pratica sconti, non indora la pillola, non scende a compromessi, chiede di scegliere.


