Oggi c’è chi nutre ancora attese significative di giustizia e santità ma, a causa della dilazione e dei ritardi, rischia di entrare nella massa di chi non attende più nulla. E mi scopro fra questi.
Autore: Augusto Fontana
«A poco a poco capiremo che il cristianesimo non è un’ideologia che aspira ad essere imposta con la forza dello Stato. I mezzi del potere sono estranei al cristianesimo che sarà sempre più un fermento, una luce, una profezia, un esempio che non impone nulla e si presenta nell’umiltà»
I talenti sono le Parole del Signore affidate ai discepoli perché le custodiscano, certo, ma soprattutto le rendano fruttuose nella loro vita, le mettano in pratica fino a seminarle copiosamente nella terra che è il mondo.
Un colpo di sonno al volante è drammatico. Una distrazione in stazione mi fa perdere l’ultimo treno del giorno. L’occasione opportuna passa e va; come il kairòs, direbbe la Bibbia, è un tempo in cui qualcosa di speciale accade e che io devo acchiappare al volo.
La parola di Dio brucia le labbra se pronunciata senza che sia vissuta.
La minaccia vera che sibila o striscia nelle nostre assemblee liturgiche è l’indifferenza più che l’odio. L’indifferenza è per l’anima ciò che la muffa è per le cose.
Nella risposta di Gesù ci accorgiamo che vuol parlare di un’altra moneta con un’altra immagine: noi stessi siamo la moneta di Dio. Nell’uomo è incisa infatti l’immagine del Creatore: «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Gen. 1,26-27). È lui, l’uomo, la vera moneta da restituire a Dio.


