Gesù servo e amico più che re. Allora decidiamoci una buona volta di fare una petizione al Papa per cambiare la festa di CRISTO RE in festa di CRISTO SERVO.
Liturgia
La nostra parola italiana «giudizio» deriva dalla parola greca «crisis» che significa «valutazione, scelta». Dio allora é una persona, un evento che ci mette in crisis cioè non ci lascia nell’indifferenza, ma ci conduce a prendere posizione, a esprimere il nostro parere, a schierarci, a prendere parte.
«Non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza di un uomo consisterà in queste due parole: sperare e attendere» (Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo).
Ciò che cambia la vita di Zaccheo è… un albero! È quell’albero che permette a Zaccheo di superare la folla che gli impedisce di vedere Gesù. E tutti noi abbiamo una “folla” che in qualche modo ci oscura lo sguardo e sembra ostacolarci nell’incontro con il Signore. Siamo tutti di bassa statura. Dobbiamo avere il coraggio, qualche volta, di andare al di sopra della folla, del rumore, delle tante voci che ascoltiamo e delle cose che facciamo, per giocarci nell’incontro con Gesù.
Due uomini. Il fariseo e il peccatore più che due persone sono due atteggiamenti che possono convivere in noi. Proprio come diceva Gesù: dentro di noi può esserci il lievito dei farisei (Lc. 12, 1ss) o il lievito del regno (Lc.13,18-21).
Il cristiano è uno che si arruola nella “resistenza”.
Noi siamo spesso più brontoloni per ciò che ci manca che grati per ciò che ci vien dato; siamo più spesso mendicanti per ottenere che riconoscenti per quanto ottenuto. La riconoscenza, la gratitudine, il dire grazie è merce rara nella fitta rete dei rapporti umani e religiosi.
Una ragione della debolezza della nostra fede è la smentita da parte dei fatti. Le cose nella nostra vita, pubblica e privata, vanno in modo diverso da come ci si aspettava o da come era stato promesso da Dio. La fede pare non modificare nulla: non solo non muove le montagne o i gelsi, ma non sposta nemmeno un calcolo della cistifellea.
Senza voler essere fatalisti: il nostro domani (individuale e collettivo, ecologico e politico, spirituale ed economico) ce lo giochiamo nell’oggi.
Quante volte hai visto dai telegiornali le forze dell’ordine che, dopo aver scoperto bunker segreti scavati dai mafiosi sotto terreni e coltivazioni, mostravano tra gli arredi anche Bibbie consunte contornate da murales di immaginette sacre da far invidia ai migliori santuari. Come dire: Dio in una mano e il sangue di Abele o il pizzo estorto nell’altra. Ma io, che mafioso non sono, non mi sento poi così tranquillo in coscienza, in qualità di amministratore dei beni consegnatimi dal mio Signore.


