Theotokos “Madre-di-Dio”, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel Concilio di Efeso del 431. Alcuni Padri del Concilio suggerivano un termine più attenuato: invece del titolo di Theotokos, proponevano quello di Christotokos, “Madre di Cristo”; ciò venne visto come una minaccia alla dottrina della piena unità della divinità con l’umanità di Cristo. E venne confermata l’attribuzione a Maria del titolo di Theotokos, Madre di Dio.
Liturgia
C’è il fondato sospetto che abbiamo frettolosamente deglutito il mistero della natività di Dio rendendolo poltiglia con gli acidi gastrici delle nostre banalità.
I “sogni” nella Bibbia sono un linguaggio, un modo di dire, un “genere letterario”. I racconti della nascita di Gesù, in particolare i “sogni” che la accompagnano, ci rivelano che nella nostra storia ci sono dei reali segni di rivelazione che dobbiamo saper riconoscere.
La speranza è più forte dei fatti. Non li salta, non li aggira; li attraversa e li contesta.
per Matteo la conversione è una modifica del motore e non delle gomme. Matteo usa i verbi fare, produrre, fruttificare per indicare che comunque la conversione non è solo un sentimento interiore che non ha riscontri nelle scelte quotidiane.
Invidio chi aspetta qualcuno. O qualcosa. Invidio la gente di buona volontà in Israele e Palestina; invidio i monaci che vegliano nell’ansia paziente; invidio la ragazza che attende la licenza del fidanzato militare in Libano; invidio Francesca e Marco che tra pochi giorni partoriranno. Li invidio tutti, e altri ancora, perchè io, al massimo, divento uomo dell’attesa impaziente solo alla fermata dell’autobus o allo sportello di banca.
Gesù servo e amico più che re. Allora decidiamoci una buona volta di fare una petizione al Papa per cambiare la festa di CRISTO RE in festa di CRISTO SERVO.
La nostra parola italiana «giudizio» deriva dalla parola greca «crisis» che significa «valutazione, scelta». Dio allora é una persona, un evento che ci mette in crisis cioè non ci lascia nell’indifferenza, ma ci conduce a prendere posizione, a esprimere il nostro parere, a schierarci, a prendere parte.
«Non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza di un uomo consisterà in queste due parole: sperare e attendere» (Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo).
Ciò che cambia la vita di Zaccheo è… un albero! È quell’albero che permette a Zaccheo di superare la folla che gli impedisce di vedere Gesù. E tutti noi abbiamo una “folla” che in qualche modo ci oscura lo sguardo e sembra ostacolarci nell’incontro con il Signore. Siamo tutti di bassa statura. Dobbiamo avere il coraggio, qualche volta, di andare al di sopra della folla, del rumore, delle tante voci che ascoltiamo e delle cose che facciamo, per giocarci nell’incontro con Gesù.


