«S» come Straordinario: «E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?». La vocazione del cristiano è una vocazione, a ciò che è insolito, niente affatto normale, allo straordinario. Siamo chiamati a non seguire l’andazzo comune, a superare abbondantemente le misure del buon senso e del calcolo giudizioso. Una vertiginosa chiamata ad andare oltre il possibile.
Liturgia
La parola e la vita di Gesù ci chiamano ad uscire dalle posizioni mediocri.
Voi siete il sale della terra…. Voi siete la luce del mondo. Vorrei prendere sul serio i paradossi evangelici, smettere di essere insignificante, timido, rassicurante, decorativo. Vorrei essere evangelicamente irregolare.
I clienti di Dio. Gesù dice: «Avanti chi sta piangendo e chi ha fame! Lì a destra quelli che sono stati picchiati! Qui al centro, quelli che hanno zaini e borse troppo pesanti! Tutti gli altri, in fondo! Verrà anche il loro turno». Le Beatitudini narrano l’utopia realizzata nella vita di Gesù prima che essere un codice di comportamento per l’uomo/discepolo.
E il suo appello raggiunge gli uomini nel loro ambiente ordinario, nel loro posto di lavoro. Nessuna cornice “sacra” per la chiamata dei primi discepoli, ma lo scenario del lago e lo sfondo della dura vita quotidiana. Per farsi strada, la forza trascinante di Cristo non ha bisogno di luoghi privilegiati e raggiunge anche la quotidianità della vita del lavoro.
Servo e testimone: due parole (e due ruoli) affascinanti e complicate. Parole e ruoli per gente dal palato forte in tempi di fuggi-fuggi generale, in tempi di “io faccio i fatti miei”.
Devo premettere che il termine “battesimo di Gesù” – riferendosi all’immersione nel Giordano – si presta ad un equivoco. Quando Gesù parla del proprio “battesimo” fa riferimento alla sua morte-risurrezione, come ricorda Luca (12,50): «C’è un battesimo (un’immersione) in cui devo essere battezzato (immerso); e come sono angosciato, finché non sia compiuto».
E’ difficile ricondurci strettamente agli elementi narrativi di Matteo e liberarci da accessori leggendari per entrare nell’omelia profetica dell’evangelista. La leggenda coccola gli appetiti fantastici, la profezia li turba.
Theotokos “Madre-di-Dio”, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel Concilio di Efeso del 431. Alcuni Padri del Concilio suggerivano un termine più attenuato: invece del titolo di Theotokos, proponevano quello di Christotokos, “Madre di Cristo”; ciò venne visto come una minaccia alla dottrina della piena unità della divinità con l’umanità di Cristo. E venne confermata l’attribuzione a Maria del titolo di Theotokos, Madre di Dio.
C’è il fondato sospetto che abbiamo frettolosamente deglutito il mistero della natività di Dio rendendolo poltiglia con gli acidi gastrici delle nostre banalità.


