E’ una domenica come tante di ogni estate: comunità disperse in meritato riposo. Per chi resta e per chi è in diaspora, la Pasqua settimanale non va in ferie né pare dia tregua al rilassamento organico estivo: «Pregate…andate». La liturgia propone un evento che starebbe bene celebrato quando le comunità parrocchiali sono ad organico pieno, proprio come la comunità di Gesù: 72 discepoli – numero vero o simbolico.
Liturgia
«Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». E’ sempre più difficile trovare gente che faccia scelte totalizzanti e per sempre; tutto è precarizzato, a partire dal lavoro fino al rapporto di coppia; il fenomeno lo abbiamo chiamato “flessibilità”. Siamo inventori e, insieme, schiavi di una “società liquida” come bene ha analizzato Zygmunt Bauman.
La liturgia ci porta dal Dio Estremo contemplato domenica scorsa nella Trinità, al Dio FRAMMENTO contemplato nella Solennità del Corpo e Sangue del Signore, che è un duplicato della celebrazione del Giovedì Santo pasquale.
Trinità: è un territorio da calcare con prudenza, curiosità intellettuale e fede itinerante. Nessuno abbia vergogna dei propri dubbi.
Questi sono giorni maledetti che rivelano il nostro bisogno di avere un Dio amante che ci stampi sulle labbra diafane il bacio della sua bocca: «Mi baci con i baci della sua bocca» (Cantico, 1,2). Un soffio, un bacio. Pentecoste.
Scrive P. Ermes Ronchi: «Ascensione: Cristo non è salito verso l’alto, ma è andato oltre, verso l’intimo delle cose. E le sue mani sono ancora più impigliate nel folto della vita».
L’Ezechiele sacerdote di Gerusalemme crede che il tempio è il luogo della presenza della gloria di YHWH sulla terra. Ma l’Ezechiele profeta sa e dice che quella presenza non è lì per essere consumata nel culto dai suoi fedeli, perché è generata per essere donata a chi si trova al di fuori del tempio…
Non abbiamo molta voglia di novità, in quanto la novità chiede di ristrutturarci. Il trasformismo è meno aggressivo nei confronti delle scelte da fare; spesso si cambiano le cose per lasciare tutto come prima.
Oggi i piedi del risorto si posano nelle vicinanze di una pescheria, dove la gente si guadagna volgarmente la pagnotta senza sospettare né attendere mistici incontri: «Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva» (Giovanni 21). L’evento accade anche al di fuori di quel giorno – l’ottavo giorno – che siamo ormai abituati a riconoscere come il giorno dedicato alla memoria liturgica e comunitaria, grande coordinata temporale della pasqua. L’evangelista non ne fa cenno. C’è una laicità suggerita, in questo incontro pasquale accaduto su un luogo e in un tempo di lavoro.


