Il processo contro il crimine è fatto, ieri come oggi, di cronaca quotidiana ed obbliga tutti a riflettere su una responsabilità che va ben oltre l’incriminato. Chi può dirsi veramente innocente? Nessuna condanna risolve veramente il problema del male nella società. Anzi, può essere fonte di pericolose illusioni in quanto ci potrebbe far credere di aver riparato il male, mentre in realtà lo lascia esistere nella radice che esso ha in ciascuno di noi e nella società. Anche un processo è, per Gesù, una occasione di evangelizzazione e di invito alla conversione per mettersi in sintonia con la strategia della misericordia o del “perdono attivo”. Anche il peccato è occasione di grazia.
Liturgia
Il Capitolo 15 di Luca è detto anche “il Capitolo dei perduti”: la pecora smarrita, il denaro perduto, il figlio scappato. Tutte e tre le Parabole hanno alcuni punti in comune: innanzitutto sono tutte una risposta alle critiche di “chi si credeva nel giusto” (Lc.18,9), tutte sono percorse dall’invito alla gioia, in tutte si gioca sul contrasto “perdere-trovare”. Ma la terza parabola ha qualche novità nei confronti delle prime due…
E ho provato a pensare se ci possa mai essere qualche angolo del mondo sottratto, per così dire, all’invadenza del Nome di Dio. Ma non mi è riuscito di trovarlo. La gloria del Signore JHWH straripa da tutte le parti. Non ci sono zolle di terra che non si lascino inumidire dalla sua rugiada. Neppure gli spazi dove si imbastardiscono le trame più inique sono impermeabili all’azione di Dio. Lì, nei santuari dove la gente si raccoglie in cerca di pace; ma anche oltre la siepe del giardino comunale disseminato di siringhe (mons. Tonino Bello)
Gesù, la sua umanità quotidiana e debilitata, è il luogo scelto da Dio per rivelarsi, come anticamente aveva scelto un cespuglio bruciante da cui rivelarsi a Mosè: “Il Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto che non si consumava” (Esodo 3). Il legno della croce non poteva che appartenere alla discendenza evoluta di quel cespuglio di migliaia di anni prima.
Deserto è la città, la fabbrica, il quartiere dormitorio. Deserta è la campagna e deserte sono le chiese. Però non è lo Spirito che ci ha spinto in questi deserti; sono state le strutture che ci siamo create, i nostri miti, appetiti, la nostra economia.
L’invasione dell’Ucraina ci conferma che questo infimo pianeta dell’universo e la sua storia è in mano a poteri economici e politici malati. Guide cieche che guidano altri ciechi.
Perdonare l’imperdonabile è il gesto più radicale dell’amore (Massimo Recalcati)
Davanti alle Beatitudini mi prende un godimento estetico, come davanti ad un Mistero che mi attrae, ad un “dover essere” che ci renderebbe felici tutti. Ma insieme alla adesione emotiva arriva anche l’opaca malinconia di chi sa di essere dotato di ali ma non può volare a causa di un corpo appesantito dal becchime garantito. Come le galline.
Papa Francesco, nella sua “Lettera al popolo di Dio” del 20 agosto 2018 scrive parole dure contro il clericalismo: «Impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio».
Abbiamo bisogno di profeti. Si vive in un periodo di normalizzazione in cui il ruolo profetico si è attenuato o è stato mortificato. Lo stesso Gesù Cristo, all’interno della sua Chiesa (e nella mia coscienza), viene neutralizzato nei suoi aspetti più innovativi ed eversivi. Con alcune eccezioni, grazie a Dio.


