Molti di noi forse possono raccontare di persone che hanno vissuto esperienza di vita terribili restando credenti e fedeli, oranti, resistenti e pieni di speranza avendo trovato in Gesù il piolo dove attaccare la propria vita stracciata.
Liturgia
«Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni… Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio»
Nel culto cristiano esistono 2 brevissime preghiere: una consiste nel dire “Padre” e l’altra consiste nel dire “Amen”. Nessuno dica più che “non ha tempo di pregare!”.
Dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione. Alzarsi da tavola come ha fatto Gesù significa che non si può star lì a fare la siesta; che non è giusto consumare il tempo in certi narcisismi spirituali che qualche volta ci attanagliano anche nelle nostre assemblee.
Per arrivare non solo a “sentire compassione”, ma a “fare la compassione” (S.Gerolamo traduce “fecit misericordiam” = fece la compassione).
La Pasqua settimanale non va in ferie né pare che dia tregua al rilassamento organico estivo: «Pregate…andate».
Il pane che manca urla più forte dei nostri devoti canti e delle nostre annoiate processioni.
Il mistero di Dio è scritto nelle mie piccole parole, è affidato alla teologia del mio piccolo quotidiano vivere nell’amore, si lascia prendere in ostaggio ed impigliare dalla ragnatela dei miei ragionamenti, pur di metterci in contatto con Lui, Dio nascosto e misterioso.
Questi sono giorni maledetti che rivelano il nostro bisogno di avere un Dio amante che ci stampi sulle labbra diafane il bacio della sua bocca: «Mi baci con i baci della sua bocca» (Cantico, 1,2). Un soffio, un bacio. Pentecoste.


