Nessuno può sentirsi offeso da un Dio inginocchiato davanti a te e se Gesù è in ginocchio, nel mondo viene introdotta una nuova scala di valori che è appunto lo stile che Gesù propone ai suoi amici “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”.
Liturgia
Chiede Gesù: Chi sono io per te?….
Quale paradossale attributo confiderò domenica al Signore, senza mettere a repentaglio la mia ortodossia e senza compromettere troppo le mie ovvietà religiose ed esistenziali?
Tiro, Sidone, Regione delle dieci città, lago di Galilea…: zone frequentate da pagani considerati impuri da Israele. Il Signore ci avvicina nelle nostre zone di infedeltà e di lì passa e ripassa per fare, dello spazio della nostra incredulità, una occasione e una zona di fede.
Quale Dio andremo a celebrare domenica? E’ forse un Dio notaio dal volto perverso e corrucciato quello che dona la Legge di vita e di cammino al suo popolo? Chi ci farà compagnia nella liturgia pasquale di domenica? Una assemblea rassegnata ad un’osservante ma stolta verginità? E io sarò un ascoltatore della sua parola e un irriducibile trasgressore di tradizioni umane?
Gesù non pratica sconti, non indora la pillola, non scende a compromessi, chiede di scegliere.
Esiste, allora, un pane morto e un pane vivo? e il pane è da mangiare o da adorare?
Tornano le domande necessarie, sempre, davanti a questo capitolo 6° di Giovanni: «Quale fame abita la nostra esistenza? Di quale nutrimento abbiamo davvero bisogno?».
Capita anche a noi di essere grati di un dono ma sfuggenti nell’abbracciare il donatore. Anche con Dio. Il proliferare, in certi settori ecclesiali, di pratiche affini alla magia per conseguire guarigioni e assicurarsi il favore del Signore, prova che l’equivoco sul pane che Gesù offre è sempre attuale.
O Padre, che nella Pasqua domenicale ci chiami a condividere il pane vivo disceso dal cielo, aiutaci a spezzare nella carità di Cristo anche il pane terreno, perché sia saziata ogni fame del corpo e dello spirito.
«In sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo giorno ha cessato e ha ripreso fiato» (Esodo 31,17). Prendere fiato, respirare profondo: non è un’oziosa eccezione per borghesi, ma vocazione universale per creature interpellate dal Qoelet: «Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole?».


