Vi sono due coordinate che consentono di individuare il luogo in cui si trova il Messia: la stella e la Bibbia. La stella che rappresenta i segni dei tempi, le occasioni della storia. La stella conduce vicino all’evento messianico, ma da sola non raggiunge il bersaglio: occorre anche la verifica della Santa Scrittura.
Autore: Augusto Fontana
E anche oggi i rapporti tra quei tre pellegrini (nell’Evangelo di oggi) contengono squarci di mistero: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro».
Il Dio che l’evangelista Luca presenta sulla scena non è più il Signore degli eserciti che vince sugli egiziani, ma un Dio debole e lacero: «Oggi vi è nato un salvatore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Luca 2, 11-12). Un bambino che non fa paura, nè suscita timori reverenziali. Icona di un Dio debole e sconfitto.
Certo la gioia, come il coraggio, uno non se la può dare, mi direbbe don Abbondio. E allora mi trovo oggi inappetente davanti al piatto che mi ha preparato la Parola di Dio: «Gioisci, esulta e rallegrati… Non temere, non lasciarti cadere le braccia… Rallegratevi nel Signore, in ogni situazione…». Preso da una poco invidiabile anoressia dell’animo, fisso la portata e non mi decido a ficcarci dentro la bocca.


