Autore: Augusto Fontana
Devo premettere che il termine “battesimo di Gesù” – riferendosi all’immersione nel Giordano – si presta ad un equivoco. Quando Gesù parla del proprio “battesimo” fa riferimento alla sua morte-risurrezione, come ricorda Luca (12,50): «C’è un battesimo (un’immersione) in cui devo essere battezzato (immerso); e come sono angosciato, finché non sia compiuto».
E’ difficile ricondurci strettamente agli elementi narrativi di Matteo e liberarci da accessori leggendari per entrare nell’omelia profetica dell’evangelista. La leggenda coccola gli appetiti fantastici, la profezia li turba.
Theotokos “Madre-di-Dio”, è il titolo attribuito ufficialmente a Maria nel Concilio di Efeso del 431. Alcuni Padri del Concilio suggerivano un termine più attenuato: invece del titolo di Theotokos, proponevano quello di Christotokos, “Madre di Cristo”; ciò venne visto come una minaccia alla dottrina della piena unità della divinità con l’umanità di Cristo. E venne confermata l’attribuzione a Maria del titolo di Theotokos, Madre di Dio.
C’è il fondato sospetto che abbiamo frettolosamente deglutito il mistero della natività di Dio rendendolo poltiglia con gli acidi gastrici delle nostre banalità.
I “sogni” nella Bibbia sono un linguaggio, un modo di dire, un “genere letterario”. I racconti della nascita di Gesù, in particolare i “sogni” che la accompagnano, ci rivelano che nella nostra storia ci sono dei reali segni di rivelazione che dobbiamo saper riconoscere.
La speranza è più forte dei fatti. Non li salta, non li aggira; li attraversa e li contesta.
per Matteo la conversione è una modifica del motore e non delle gomme. Matteo usa i verbi fare, produrre, fruttificare per indicare che comunque la conversione non è solo un sentimento interiore che non ha riscontri nelle scelte quotidiane.


