Per arrivare non solo a “sentire compassione”, ma a “fare la compassione” (S.Gerolamo traduce “fecit misericordiam” = fece la compassione).
Liturgia
La Pasqua settimanale non va in ferie né pare che dia tregua al rilassamento organico estivo: «Pregate…andate».
Il pane che manca urla più forte dei nostri devoti canti e delle nostre annoiate processioni.
Il mistero di Dio è scritto nelle mie piccole parole, è affidato alla teologia del mio piccolo quotidiano vivere nell’amore, si lascia prendere in ostaggio ed impigliare dalla ragnatela dei miei ragionamenti, pur di metterci in contatto con Lui, Dio nascosto e misterioso.
Questi sono giorni maledetti che rivelano il nostro bisogno di avere un Dio amante che ci stampi sulle labbra diafane il bacio della sua bocca: «Mi baci con i baci della sua bocca» (Cantico, 1,2). Un soffio, un bacio. Pentecoste.
L’esperienza che ebbe la chiesa primitiva della resurrezione di Gesù fu tanto ricca che lasciò molte impronte dei tentativi che fece per spiegare a se stessa la profondità dell’avvenimento.
Dov’è Dio? Dove abita? Dove andarlo a cercare? Quanta strada bisogna fare? Abbiamo bisogno di localizzare Dio, di metterlo dentro un tempio fatto di mattoni, dove poterlo onorare, ma anche per metterlo, in modo subdolo, sotto il nostro controllo, sotto formalina.
Una parola-chiave di questa domenica: la novità. Due ambiti ove accade la novità: la città, l’amore. Spesso confondiamo novità con diversità. Spesso si tratta di qualcosa diverso dal primo, ma non necessariamente “nuovo”. Spesso si tratta di robe vecchie riciclate, diligentemente mascherate. Spesso si tratta di trasformismo.
«Sei il mio pastore». Non sfuggo la domanda: «Chi guida o anima veramente la mia vita?». La domanda non è solo per i mistici. Quale autorevolezza ha Gesù nel determinare i miei sentieri?


